SAGGIO DI NICOLA MICIELI
Prosegue e si articola in sempre nuovi e vieppiù frequentanti percorsi il cammino della Mostra della Pietra Lavorata di Strada, nel Casentino, alle pendici del santo contrafforte roccioso, l’eremo della Verna, dove il “poverello” di Assisi sul guanciale di quella nuda pietra posava le ginocchia, per la preghiera, e il capo per il riposo.
Sono trascorsi dodici anni dacché alcuni volonterosi e lungimiranti cittadini, capitanati da Giannetto Giannotti, pensarono che fosse giusto e significativo ripensare e rilanciare la plurisecolare cultura della pietra estratta dalle cave locali, tagliata e lavorata da generazioni di generosi lapicidi e di probi e sapienti artigiani, gli eloquenti segni della cui operosità affiorano a mille a mille nel territorio, riconoscibili nei paramenti strutturali e nelle modanature ornamentali di case, palazzi, castelli disseminati nella campagna o aggregati in soluzione urbanistica nei borghi di quella nobile terra.
Nei dodici anni del suo divenire, la Mostra della Pietra Lavorata ha assunto una propria specifica fisionomia tra le altre manifestazioni scultoree italiane, e ogni nuova edizione è ormai da molti attesa come un gradito appuntamento tradizionale. Lo è prima di tutto per la gente di Castel San Niccolò, di Strada e del Casentino. Per la quale è certo gratificante veder rifiorire, sulla base di inediti modelli e forme originali, un patrimonio di abilità e di conoscenze legate all’attività estrattiva e alla trasformazione dell’aspra pietra, che ha avuto in loco una considerevole importanza, anche economica, ma le cui applicazioni erano andate gradatamente riducendosi, rischiando una sopravvivenza precaria, nel seguito del secolo scorso, con il mutamento del gusto, dei materiali, delle tecniche costruttive.
Da osservatore esterno devo poi aggiungere che fuori del Casentino e della stessa Toscana, la Mostra della Pietra Lavorata è seguita con attenzione e interesse da un pubblico assai vasto di addetti ai lavori e di appassionati, essendo stati coinvolti nelle diverse edizioni scultori di grande fama e di riconosciuto valore, italiani e stranieri, chiamati a impegnarsi fattivamente nella progettazione e sovente nell’esecuzione diretta di loro opere nella pietra locale.
Già gli artisti presenti in questa dodicesima edizione, il cui prestigio è così saldo da esimermi dal nominarli, attestano la considerazione in cui è tenuta la rassegna casentinese. Del resto molti di loro sono stati protagonisti dello splendido progetto delle “Panchine”, presentate alla Triennale di Milano quali esempi d'uso operativo del materiale, tra design funzionale e libera espressione creativa delle singolari personalità artistiche. Anche la mostra che si tenne nel 2001 in omaggio al Santo Francesco giullare di Dio, la cui fervida spiritualità disposta al colloquio e alla comunione con gli elementi e gli esseri della natura creata è ancora oggi modello insuperato di modernità, è stata una stimolante occasione di incontro degli scultori con la pietra casentinese. Per alcuni si trattava della prima esperienza, e bisogna riconoscere che la varietà e la bontà degli esiti sono la miglior prova delle sue potenzialità d’uso scultoreo in ambito squisitamente creativo, certo con una sua specifica valenza espressiva che non può e non deve competere con altri e consacrati materiali lapidei.
La presente edizione della Mostra della Pietra Lavorata è, credo, la più folta di presenze e la più articolata di proposte tra quelle sin qui tenute. Agli scultori di chiara fama si alternano gli studenti delle cattedre di scultura di diverse Accademie, agli scultori giovani e comunque in via di definitiva affermazione si alternano gli scalpellini esecutori e gli artigiani, in un concorso di proponimenti e di risoluzioni plastiche che, nel ventaglio ricchissimo dei distinti e diversificati linguaggi e, ovviamente, livelli formali e semantici, appare come una fioritura di idee, molte delle quali non è arbitrario considerare prodromi di ulteriori imprese e acquisizioni.
Il che equivale a dire che Strada nel Casentino e la sua umile e gloriosa pietra possono guardare al futuro con una prospettiva di qualificazione e di crescita nella continuità di una tradizione che è vitale solo se alimenta, in chi ne è depositario, l’impulso a rinnovarsi per meglio rispondere alle mutate esigenze dei tempi nuovi.
Nicola Micieli