LA PIETRA IN CASENTINO
"Lapides et arbores
docebunt te
melius quam libri"
Il
Casentino è una delle zone più caratteristiche della Toscana. Protetto dalle
montagne, che lo chiudono ad anfiteatro, il Pratomagno a ovest, il Falterona a
nord, l'Alpe di Serra e quella di Catenaia a est, e dai castelli che lo
controllano dominandolo dall'alto dei colli, il Casentino è impreziosito dalle
tante Pievi, sparse per l'intero territorio, che testimoniano con i vari
ritrovamenti, la sua origine etrusca. Dai monti, precipitano a valle infiniti "ruscelletti che de' verdi colli ... discendon giuso in Arno,
faccendo lor canali freddi e molli... ", che man mano si fanno torrenti per far girare le macine di pietra dei
numerosi mulini, attraverso i "ritrecini" di legno di quercia.
Riguardo alle origini, il Casentino faceva parte della Regione VI Umbria,
all'epoca di Augusto, secondo quanto riferisce Plinio il Vecchio (Historia
Naturalis, III). Da quando si conosce l'attuale Casentino? Da che, da chi o da
che cosa deriva il suo nome? Di certo si sa che appare in alcuni documenti
dell'Alto medio Evo (Diploma di Carlo Magno, anno 774, e Annales Camaldulenses,
anno 1008, ecc.), ma ciò non significa che il Casentino non esistesse già
nell'epoca pre-romana e romana. Per quanto si riferisce alla etimologia del nome
della nostra vallata sono state proposte strane interpretazioni da studiosi dei
secoli XVII e XVIII e da autori a noi più vicini. Eccone alcune: il nome
Casentino si fa derivare dalla località "Chiusi", vicino alla Verna;
da "clausum" (luogo chiuso); da "case in tino" (valle
chiusa); da "caseum", in riferimento al suo saporito formaggio
pecorino. Nessuna di queste interpretazioni, però, è da prendersi in
considerazione. D. Diringer dice che il nome Casentino si trova sia nel
"Corpus Iscrizioni Etrusche" (Casuntinial) sia nel "Corpus
Iscrizioni Romane" (Causentini o Casuentum), per indicare popoli e località
dell'Umbria. Comunque, si può concludere dicendo che i Causentinani o
Causentini sono di origine umbra e che nell'epoca pre-romana si insediarono
nella vallata superiore dell'Arno, dandole il nome. La migrazione avvenne quasi
sicuramente nell'VIII sec. a.C. da parte di Arezzo, risalerndo il corso del
fiume.
Che il Casentino sia sempre stato legato alla pietra lo confermano le
tante mirabili opere con questa costruite nel corso dei secoli. Le pievi
romaniche e i castelli sono gli esempi più visibili per quanto riguarda il
perido medievale, ma sono stati reperiti oggetti di epoche ben più lontane. A
Romena, agli inizi del 1800, durante alcuni lavori presso le torri del castello,
furono trovate sul lato occidentale armi e strumenti di pietra, avanzi di
sepolcreti etruschi tardi, con frammenti di ceramiche nere e rosse ed utensili
domestici (Beni, Diringer). Nel 1848, in Campigna, fu ritrovato un sepolcro con
varie armi di pietra. A Socana (Rassina), durante i lavori di ripristino alla
Pieve, 1968-1972, in prossimità dell'abside è venuta alla luce una grande ara
etrusca del V secolo a.C., composta di grandi blocchi di pietra collegati da tre
staffe di piombo a coda di rondine.
Il Casentino, al tempo dei Conti Guidi, divenne tanto ricco e potente da
mettere paura a Firenze: lo dimostra il coraggio, e soprattutto l'onore, di
ospitare Dante Alighieri, quando fu cacciato da quella città. In vari canti de La
Divina Commedia il sommo poeta ricorda la terra che gli dette asilo e che lo
vide, ventiquattrenne, audace combattente nella Piana di Campaldino.
Sui monti, nel baluginare fra le secolari foreste, s'impone, nel
religioso silenzio, il Monastero di Camaldoli e, più in alto, radicato nella
roccia, il Santuario della Verna si mostra, anche da lontano, nella sua mistica
bellezza. Fratello Francesco ha dormito su quelle pietre, ha pregato, genuflesso
sui sassi, ha ricevuto l' "ultimo sigillo". Poco distante dal
"sacro" monte c'è Caprese, il paese che dette i natali al grande
Michelangelo Buonarroti, scultore, architetto, poeta, genio universale, che non
scordò mai la sua terra d'origine.
E
dai sassi d' Abruzzo venne in Casentino Gabriele D'Annunzio, ospitato nel
castello di Romena, dove, nel silenzio del verde, scrisse un libro dell'Alcyone.
Il Poeta abruzzese amò tanto il Casentino da dire: "Mi cerco e ricerco in
questo Casentino di passione e di preghiera ... Se nato non fossi in terra
d'Abruzzo, vorrei esser nato qui, nella terra di Michelangelo. Qui, più che
altrove, posso io irrobustire la mia pertinace selvatichezza nativa e, nel tempo
medesimo, spiritualizzare all'apice della grazia ogni istinto selvaggio".
La nostra terra ha visto nascere anche tanti maestri scalpellini, che si
sono tramandati nel tempo, di padre in figlio, le tecniche di scavo e di
lavorazione della pietra.
Dalle numerose cave del Casentino è stata estratta, nel corso dei
secoli, la pietra serena che ha fatto belli i Monumenti, i Santuari, i
Monasteri, le Pievi, i Castelli ... ed è stata, ed è, focolare nelle case e
sepolcro nei cimiteri.
E
non a caso, a Strada in Casentino, nel Comune di Castel San Niccolò, è nata
una rassegna dedicata alla pietra per celebrare, difendere, incrementare il
mestiere dello scalpellino e di tutti coloro che lavorano la pietra, e per
rilanciare la produzione di manufatti in pietra per i mercati europei e
mondiali.
Nel
tempo, la rassegna, che è nota sotto il nome di "Mostra della Pietra
Lavorata", ha portato avanti con successo alcune sezioni speciali: la
sezione "Arredo Urbano", che fu ospitata alla triennale di Milano con
i bozzetti di panchine di sculturi italiani e stranieri e i prototipi in pietra
realizzati da scalpellini; la sezione "Omaggio al Libro", le cui opere
sono state esposte in una chiesa di Montereggio in Lunigiana in occasione del
Premio Bancarella; la sezione "Arte Sacra" con una magnifica "Via
Crucis" in pietra serena, che è stata esposta anche nella cattedrale di
Fiesole e nel "Corridoio delle Stimmate" alla Verna. Dalla Mostra sono
nate anche altre iniziative, fra le quali l'Associazione delle "Città
delle pietre ornamentali", un organismo di grande valore anche culturale.
Fin
dal suo nascere, la Mostra di Castel San Niccolò ha visto la partecipazione di
grandi scultori e ha potuto esporre opere di scuola giapponese, coreana,
tedesca, francese, inglese, svizzera, canadese, americana.
Per
la sezione "Arte Sacra" è nata la mostra su San Francesco che
comprende ottantacinque sculture, di altrettanti artisti italiani e stranieri,
opere realizzate per la maggior parte su formelle di pietra serena. Le sculture,
che rappresentano ognuna un momento della vita del "poverello"
d'Assisi, sono state prima esposte nella Cappella della Visitazione di Strada in
Casentino e ora sono godibili in un vasto locale messo a disposizione dall'Ente
Cassa di Risparmio di Firenze. La Mostra, che si chiama "Omaggio a
Francesco", diventerà itinerante e sarà presentata in diverse località
italiane, fra le quali Roma, Assisi, il Santuario della Verna, Firenze.
La
prima tappa del viaggio della Mostra "Omaggio a Francesco" sarà Roma,
in questo anno giubilare duemila, nella Chiesa delle Stimmate di San Francesco,
Largo Argentina, presso il Convento dei Cappuccini, dove rimarrà dal 14
settembre al 14 ottobre 2000, proprio sotto le feste delle Sacre Stimmate e la
festa liturgica del Santo Patrono, che ricorre il 4 ottobre. Si tratta di un
appuntamento importante di grande risonanza, anche per l'alto contenuto
artistico delle opere. Il Superiore dei Cappuccini di Roma, padre Vittorio
Traini, ha scritto che "la manifestazione d'arte in onore di San Francesco
sarà sicuramente un profondo richiamo ai valori francescani, tanto necessari
contro la miseria dei nostri giorni".
Alboino Seghi